November 10, 2016

Focus

INGEGNO E COSTRUZIONE NELL’EPOCA DELLA COMPLESSITÀ

FORMA URBANA E INDIVIDUALITÀ ARCHITETTONICA

La forma (ideale) urbana rappresenta insieme misura per l’interpretazione della strutturazione storica, e risultato o conseguenza di un processo di mutazione, in una progettazione che coinvolge e integra diversi ambiti (urbanistico, architettonico, tecnologico, politico e sociale). In un momento storico in cui la progettazione a scala territoriale si rivolge a strumenti quali la perequazione, in ottica di riduzione dei consumi di suolo, pare di estremo interesse ri-considerare la responsabilità dell’ingegnere nella salda relazione tra etica, paesaggio ed estetica. Una responsabilità che si può misurare non solo in termini di sicurezza-durata-efficienza del prodotto edilizio, ma anche in termini di mutamento nella qualità percettiva dell’ambitus che ne viene inciso e modificato in modo indelebile: dai singoli edifici, dalla forma ultima che di essi si coglie, ma anche (o soprattutto) dall’individualità delle connessioni che essi generano. Di qui, per esempio, la necessità di valutare sino alle estreme conseguenze i costi-benefici di un intervento, di porre la costruzione come atto creativo al centro di un modello di interpretazione che non prescinde dall’analisi della sua relazione con la resilienza del contesto (o del bene medesimo), sino alla possibilità di adottare, caso per caso, decisioni coraggiose come la demolizione per la sostituzione.

In questo senso allora, è evidente come la ‘figurabilità’ del progettista nel terzo millennio vada senza alcun dubbio ritrovata nella personalità di un operatore interprete della complessità che porti a compimento il progetto anche attraverso un’attività intellettuale. La tipicità del suo operato risiede nel metodo e nell’ approccio all’azione che tale metodo presuppone, nella capacità, per esempio, di tradurre in tecnologia i più avanzati esiti della ricerca, integrandoli e interpretandoli nel contesto specifico: di qui il valore dell’individualità architettonica nell’Architettura Tecnica. Le chiavi interpretative dei dati di contorno al tema speculativo e progettuale che il professionista delle costruzioni affronta risiedono, dunque, nella capacità di traduzione congetturale dell’esistente. Le competenze scientifiche, corroborate dalla competenza tecnica nella gestione di supporti informativi e per l’elaborazione, si uniscono alla competenza speculativa interpretativa che agisce secondo modelli dinamici per la lettura diacronica e morfologica dell’evoluzione dei tessuti urbani, ovvero dei magisteri d’opera, ovvero dell’uso sapiente dei materiali. Di qui l’esigenza di riaffermazione del valore di centralità del progetto. Le singolari e personali attitudini del progettista e le sue capacità di intuizione sono necessarie e imprescindibili per rendere efficaci e produttivi i più innovativi strumenti di gestione e modellazione della realtà interpretata.

In questa maniera il professionista delle costruzioni opera una sintesi delle individualità nella loro pluralità costitutiva e su tale sintesi basa i principi del proprio operare. Ciò permette, nel rispetto delle circostanze e a seconda delle risorse, il recupero della qualità (quando depauperata a causa della schematizzazione insita nel metodo) attraverso l’interdisciplinarietà, l’interpretazione e il genius loci, per giungere all’evento della forma: la forma ultima dell’oggetto, che attraverso questo processo viene allo stesso tempo collocato in un sistema totalizzante, ma anche esaltato nella sua individualità.

Con riferimento al patrimonio diffuso sul territorio, alla strutturazione dei paesaggi e alla consueta riflessione sul rapporto tradizione-innovazione che sottintende (talvolta in modo fuorviante) un’antitesi, ci si potrebbe riappropriare del principio della tradizione all’innovazione, ovverosia del significato della frase latina festina lente (affrettati lentamente) che presuppone uno sguardo ben saldo e concentrato verso il futuro, ma da un luogo di osservazione privilegiato, ovvero “le spalle dei giganti del passato”. In questo senso, l’ingegnere e l’architetto dovrebbero riappropriarsi del ruolo di competenti propugnatori dell’applicazione delle tecniche più innovative per il rilievo e l’interpretazione dell’esistente, per elaborarlo con strumenti adeguati al presente e al futuro (big data analytics), preludio a una progettazione innovativa, consapevole, congeniale ed efficace.

Il convegno intende porsi come luogo di riflessione ove far coesistere gli aspetti affrontati dalle discipline che concorrono a tali tematiche, declinati sia sotto il profilo teorico sia pratico, considerando le implicazioni speculative, ingegneristiche ed economiche, al fine di restituire un approccio coerente al tema attraverso una corretta tutela, fruizione e valorizzazione del patrimonio costruito.

Colloqui.AT.e 2019 (Torino) si pone in continuità con le precedenti edizioni 2014 (Vico Equense), 2015 (Bologna), 2016 (Matera), 2017 (Ancona), 2018 (Cagliari) anche nell’intento di delineare l’orizzonte tematico della ricerca associata al settore scientifico disciplinare ICAR/10 in relazione sia con gli ambiti di pertinenza della disciplina, sia con le istanze oggi poste dalla società, in termini di bisogni, di valorizzazione delle risorse e di dinamiche di sviluppo associate all’innovazione tecnica.